Fabio Paracchini (Altea Federation): “Il Digital Product Passport cambierà le nostre vite”

Nel 2019, Gartner prospettava un cambiamento epocale nell’economia globale, prevedendo che entro i successivi dieci anni, si assisterebbe a una trasformazione da un modello economico tradizionale e lineare (in cui si prendono, producono, usano e scartano i prodotti) a uno più circolare e sostenibile (che promuove la produzione, l’uso, il ritorno, il riciclo e il riutilizzo dei beni). Questa prospettiva rappresenta una risposta fondamentale per contrastare l’aggravamento dell’erosione delle risorse del nostro pianeta e per correggere le pratiche distruttive che hanno caratterizzato lo sviluppo economico globale. Oggi, questa visione sta prendendo forma attraverso l’introduzione del Digital Product Passport (DPP), un’iniziativa nata all’interno del quadro dell’European Green Deal e con un focus particolare su settori chiave, tra cui il mondo della moda.

Fabio Paracchini, Responsabile dell’Innovazione presso Altea Federation, ci informa che in Francia è già in vigore il regolamento AGEC, che dal 2022 impone l’obbligo di adottare il Digital Product Passport a tutte le aziende tessili con un fatturato superiore a 50 milioni di euro. Il Digital Product Passport richiede la raccolta di dati specifici per ciascun prodotto, che devono essere resi accessibili online attraverso un “data carrier.” Questa iniziativa mira a migliorare l’informazione dei consumatori riguardo al ciclo di vita dei prodotti e a promuovere un consumo più responsabile e sostenibile.

Fabio Paracchini sottolinea che nel prossimo futuro, ogni prodotto venduto e distribuito all’interno dell’Unione Europea dovrà essere accompagnato da un set di dati facilmente accessibile, che documenti dettagliatamente il ciclo di vita del prodotto. Questo set di dati permetterà di tracciare il percorso del prodotto dalla sua origine, attraverso le fasi di utilizzo, riutilizzo, fino alla sua dismissione.

La Commissione Europea sta attualmente lavorando alla regolamentazione del DPP, con l’obiettivo di richiederne l’implementazione negli Stati membri a partire dal 2027. Si prevede che alcuni settori, come quello delle batterie e dei veicoli, dell’elettronica e delle tecnologie dell’informazione, dell’industria tessile, dei mobili, della plastica, dell’industria chimica, delle costruzioni e dell’edilizia, saranno coinvolti in modo prioritario a causa dell’alto impatto ambientale dei loro prodotti. Tuttavia, ci si aspetta che tutte le filiere industriali debbano adeguarsi alle nuove normative.

Questa iniziativa rappresenta una rivoluzione culturale e di sensibilizzazione al consumo responsabile. Tuttavia, a livello pratico, sarà necessario gestire una vasta quantità di dati che spesso sono disorganizzati e non sistematizzati all’interno delle aziende. Il DPP si configura quindi, secondo Fabio Paracchini, come una vera e propria rivoluzione tecnologica e di processo per le imprese.

Le aziende devono quindi iniziare a prepararsi per l’implementazione di questa nuova regolamentazione e la conseguente digitalizzazione dei loro processi. Questo richiederà un impegno che va oltre il semplice adempimento formale delle normative e che mira a creare valore ottimizzando la produzione.

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