Alps Blockchain tra data center e idroelettrico sostenibile

In un’epoca in cui l’estrazione di criptovalute è spesso associata a consumi energetici insostenibili, una realtà italiana ha saputo ribaltare il paradigma con una visione concreta e scalabile. Alps Blockchain, nata a Trento nel 2018 da due giovanissimi fondatori, ha rivoluzionato il modo di intendere la produzione di potenza computazionale, puntando su un modello basato sull’energia rinnovabile e sull’efficientamento delle centrali idroelettriche.

Il progetto prende forma da un’intuizione chiara: sfruttare l’energia inutilizzata di impianti già esistenti per alimentare data center ad alta intensità di calcolo, destinati al mining di bitcoin. È una logica win-win: da un lato, si valorizza energia che altrimenti andrebbe dispersa o venduta a basso costo; dall’altro, si crea un’infrastruttura sostenibile e redditizia. “Siamo stati pionieri di un nuovo approccio: rivitalizzare le centrali idroelettriche storiche italiane installando al loro interno delle mining farm”, spiega Francesco Buffa, co-fondatore insieme a Francesca Failoni.

Il primo impianto entra in funzione nel 2020. Da lì, il modello cresce rapidamente: nel giro di un anno gli impianti attivi sono venti. Ma la crisi energetica causata dalla guerra in Ucraina costringe a un cambio di rotta. Buffa parte per il Sud America, dove scopre l’enorme potenziale del Paraguay, un Paese che utilizza solo una parte minima della propria energia idroelettrica. È qui che Alps Blockchain costruisce i primi data center di proprietà, sfruttando l’accordo con l’ente nazionale Ande. Seguono l’Ecuador e infine l’Oman, dove nasce Green Data City, una cittadella energetica ad alta efficienza supportata anche da Azimut, che investe 145 milioni di euro in due round tra il 2023 e il 2024.

Il business model evolve: da semplici fornitori di supercomputer, Buffa e Failoni diventano costruttori di infrastrutture digitali. “Convertiamo l’energia in potenza di calcolo e la vendiamo al miglior offerente”, racconta Buffa. La strategia è orientata alla transizione ecologica: ogni progetto valorizza fonti locali e sostenibili – dall’idroelettrico sudamericano all’eolico dell’Iowa – con un’attenzione particolare all’integrazione nelle economie locali.

Il successo non è solo imprenditoriale, ma anche simbolico. In un settore spesso visto come opaco o energivoro, Alps Blockchain si posiziona come leader europeo nella sostenibilità del mining, contribuendo a migliorare l’impatto ambientale di un intero ecosistema. Secondo il Cambridge Digital Mining Industry Report 2025, il 52,4% dell’elettricità globale usata per il mining di bitcoin proviene da fonti sostenibili, di cui il 42,6% da rinnovabili. Una percentuale che continua a crescere anche grazie a realtà come quella trentina.

E mentre il mondo corre verso nuovi modelli energetici, l’azienda italiana guarda avanti con una missione chiara: essere catalizzatore tecnologico nella transizione globale, integrando blockchain, efficienza energetica e sviluppo infrastrutturale. Non per estrarre valore dalle risorse dei Paesi in cui opera, ma per trasformarle, valorizzarle e restituire qualcosa in più.

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