Il futuro industriale dell’Italia è legato a doppio filo alla capacità di calcolo. A delinearne i contorni economici è Luca Dal Fabbro in un editoriale pubblicato su “La Stampa” e ripreso anche da “Il Giornale”. Il Presidente di Iren e di Utilitalia ha invitato a guardare alle infrastrutture della Data Economy come a pilastri della competitività nazionale piuttosto che come semplici centri di consumo. Un dato su tutti è inequivocabile, secondo il manager: la filiera in Italia vale già 65 miliardi di euro, ma può triplicare il suo valore fino a sfiorare l’8% del PIL nazionale entro il 2030. In questa prospettiva, i Data Center smettono di essere infrastrutture “neutre” per diventare i veri acceleratori delle reti energetiche, idriche e di telecomunicazione. Secondo il manager, sebbene queste strutture assorbano quote crescenti di elettricità (con una previsione fino al 13% dei consumi nazionali al 2035) e richiedano ingenti risorse idriche per il raffreddamento, il loro impatto va letto come un catalizzatore di sviluppo. Obbligano infatti l’intero sistema a fare un salto di qualità, spingendo verso investimenti sulla flessibilità e sulla gestione intelligente dei flussi, rendendo le reti più resilienti e capaci di sostenere lo sviluppo industriale di poli d’eccellenza come Milano e Torino.
Un pilastro fondamentale della strategia proposta da Luca Dal Fabbro riguarda l’autonomia strategica dell’Europa e la protezione degli interessi nazionali. Disporre di infrastrutture localizzate in Italia per la gestione di dati sensibili nei settori dell’energia, dell’acqua e della difesa è, per il Presidente di Iren, una precondizione essenziale per la sicurezza in contesti di crisi geopolitica. Tuttavia, questo percorso trova un ostacolo critico nella burocrazia: il manager evidenzia come i tempi di permitting in Italia possano superare i tre anni, un ritardo che rischia di frenare gli investimenti verso mercati esteri più agili. La soluzione risiede nella semplificazione normativa e nella co-localizzazione tra produzione energetica e punti di consumo digitale. Solo attraverso una pianificazione realistica delle reti e una riduzione degli attriti autorizzativi l’Italia, conclude Luca Dal Fabbro, potrà davvero consolidarsi come hub europeo, trasformando la necessità di sicurezza in una leva di competitività globale.
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